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mercoledì 5 agosto 2015

Estate 2015 nel segno del co-branding a 2 e 4 ruote

La mobilità sposa il brand in questa calda estate italiana. Autovetture e motorini italiani scelgono marchi italiani per stupire il cliente finale. Le attività di co-branding determinano benefici acclarati per i due "brandholder": il mix però deve essere efficace, coerente e sostenibile. Nel 2015 il co-branding è motorizzato: Fiat sceglie K-Way per firmare un nuovo modello di Panda; Vespa invece si è rivolta a Emporio Armani per griffare i propri motocicli (Vespa 946 EA), ormai divenuti icona. Obiettivi diversi per i due sodalizi: vendite per il primo co-branding; posizionamento per il secondo.


giovedì 1 settembre 2011

Dal total look al mix&match: così cambia la moda

I luxury brand della moda hanno investito in maniera copiosa su strategie orientate al total look. Avere consumatori griffati dalla testa ai piedi con i propri capi ed accessori rappresentava fino a qualche anno il dediderata più ambito dalle maison più importanti. Camminando per strada all'inizio degli Anni 2000 non era insolito incontrare persone che avevano sposato il total look: Armani ha lavorato molto in tal senso, raggiungendo i risultati migliori.



Oggi si imbeccano con frequenza calante i "dipendenti da una marca": il total look ha ceduto il posto al mix&match. Non è più un solo brand a farla da padrone nel guardaroba dei consumatori, né tantomeno un novero di luxury brand. Attualmente lo (la) shopper predilige la varietà: eterogeneità in termini di brand, stili, fasce di prezzo, luogo d'acquisto. Zara viene abbinato con Gucci, H&M con Versace, la borsa della nonna con la cinta di Louis Vuitton, un vestito D&G con le scarpe acquistate al mercatino.

domenica 21 agosto 2011

Fashion partnership: l'unione fa la moda

I brand del mondo della moda hanno sempre richiesto una gestione complessa: posizionamento chiaro e distintivo in grado di generare l'identificazione dello shopper nel marchio. I concetti di lusso, esclusività, capacità distintiva, status hanno dettato legge per decenni: le associazioni ai brand della moda afferivano sempre e comunque a questi canoni.


Era difficile, se non impossibile, assistere tempo fa a commistioni tra marchi. Ogni maison era arroccata nel proprio atelier ed era impensabile accostarsi ad un'altra casa di moda, sovrapponendo le proprie immagini. Un tempo facevano notizia solo le "fughe" degli stilisti. Oggi invece è sempre più frequente l'attività di co-branding evoluto, laddove il marchio proveniente dal luxury fashion viene affiancato ad altri brand, non necessariamente appartenenti al mondo dell'abbigliamento.