lunedì 20 luglio 2015

Expo 2015: molta forma, poca sostanza

Ho voluto visitare più volte Expo 2015, prima di parlarne. Un evento così complesso merita di essere approfondito, di essere sviscerato da diversi punti di vista: da addetto ai lavori e da visitatore. C'è bisogno di sedimentare le percezioni legate all'esperienza momentanea, per isolare il reale valore aggiunto dell'Esposizione Universale. Una volta svaniti l'entusiasmo e l'enfatuazione per uno spazio espositivo apparentemente così ricco, va pesato cosa resta nel vissuto di un visitatore.


Resta poco, resta la bellezza dei padiglioni, senza contenuti rilevanti da portare a casa. L'Expo, nonostante i ritardi, ha confezionato dei bellissimi pacchetti regalo, all'interno vuoti o con un contenuto trascurabile. Un fantastico contenitore che pecca di sostanza e contenuti. L'Esposizione Universale si presenta come una grossa fiera di paese, con una presenza eccessiva della dimensione commerciale: Algida, Ferrero, Birra Moretti, McDonald's, Coca-Cola sono onnipresenti. Un evento potenzialmente più interessante per gli architetti che per gli esperti di cibo. Il Food doveva essere il tema principe di questa edizione, ma il tema è stato scritto male, in molti casi non è stato trattato. Manca una linea editoriale, manca un disegno chiaro sul fronte dei contenuti. Ogni nazione ha liberamente interpretato Expo, partorendo esercizi architettonici di spessore, abortendo però qualsiasi velleità contenutistica. Al di là di qualche rara eccezione, il tema Cibo & Sostenibilità non viene affrontato. Abbiamo perso una grande occasione per parlare di Food.

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