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martedì 26 febbraio 2013

La politica è comunicazione

La teoria della comunicazione di massa è abbastanza consolidata, ma forse non è così rilevante per il Partito Democratico. Il PD ha forse pensato di poterne fare a meno, di essere così superiore da evitare questi "mezzucci". I risultati della tornata elettorale dimostrano l'erronea ipotesi di partenza di questa campagna elettorale. Il peccato originale di aver preferito Bersani a Renzi ha presentato il conto. Un conto amaro per una sinistra che non impara mai dai propri errori. La campagna elettorale italiana è una bagarre in cui c'è bisogno di confronto, scontro ed invettiva. Già Veltroni era stato vittima di quest'aria di sufficienza in cui la certezza della vittoria prende il posto della voglia di combattere e di un (più o meno) sano antagonismo politico. Ma i politici del PD sono come noi italiani: hanno/abbiamo la memoria di un pesciolino rosso. Non hanno imparato che i sondaggi non bastano e che vanno presi con le pinze: chi ha votato per Berlusconi dichiarava di essere incerto, di non votare o di preferire altri partiti. I sondaggi sottovalutano fisiologicamente le quote dei partiti "socialmente scomodi" per essere dichiarati dagli elettori. I bias dei sondaggi non sono certo un concetto nuovo.


giovedì 13 dicembre 2012

Il boomerang dell'incoerenza ideologica web based

Politica e coerenza non vanno di pari passo negli ultimi anni in Italia. I cittadini sono alla ricerca di novità. La corrente berlusconiana continua sulla centralità dell'ex Presidente del Consiglio; il centro-sinistra ha invece visto la crescita del fenomeno Renzi. Il vero nuovo fenomeno della politica italiana (almeno fino a qualche tempo fa) era però rappresentato dal MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo. I presupposti ideologici per una svolta c'erano tutti: tutti annunciavano la nuova figura politica come la sorpresa delle prossime politiche. La bolla di sapone però è svanita subito.

Da una puntata di Piazza Pulita è iniziata una graduale schizofrenia del MoVimento 5 Stelle e, soprattutto, del suo leader. La vecchia logica partitica ha coinvolto anche il partito di Grillo. Nessuna apertura alle critiche: solo autoreferenzialismo. Una prospettiva "o con me o contro di me", esente da qualsiasi dialogo costruttivo. Il sostanziale flop delle primarie sul web ha accentuato le incoerenze del movimento. 32.000 elettori sono oggettivamente poca cosa: le attese erano ben più elevate alla luce anche dell'assenza di barriere per la votazione web. Gli scarsi risultati delle primarie, unite alle critiche mosse da alcuni attivisti, hanno fatto poi esplodere Grillo. Dichiarazioni dettate più dalla "pancia" e dal protagonismo che dalla ratio. I presupposti della fiducia per i cittadini sono venuti meno, l'incoerenza di una finta democrazia è palese: quando le attese sono alte, la delusione è ancor più scottante.

venerdì 7 settembre 2012

MoVimento 5 Stelle ed il suo deus ex machina

La politica purtroppo non sorprende più in senso positivo. Solo elementi negativi connotano le novità del panorama politico. Beppe Grillo rappresenta la vera e unica novità dell'arena politica dei nostri tempi. Un non politico che sfrutta il suo potere mediatico per scatenare una "rivoluzione disordinata". Un comico che diventa leader di un movimento politico che sceglie deliberatamente di utilizzare la rete come media di riferimento e non l'inflazionata tv. Non è tutto oro quello che luccica e ieri sera, in una fantastica puntata di Piazza Pulita (didattica per tutti coloro che amano il marketing e la comunicazione), Corrado Formigli e i suoi ospiti hanno analizzato il fenomeno Grillo, insinuando qualche dubbio nei confronti di quello che sinora è stato un mito per la sfiduciata popolazione italiana.

venerdì 20 aprile 2012

Non avere risposte o possedere solo quelle sbagliate: cosa è meglio?

La politica italiana è allo sbando. La delega al governo tecnico ha esonerato i partiti dai propri compiti. I tecnici devono realizzare ciò che in passato non è stato fatto. In un Paese in cui il malcontento serpeggia e si alimenta in maniera viziosa, si alzano i dissidenti dalle fattezze demagogiche e populiste. Il Movimento 5 Stelle di Grillo rientra in questa fattispecie.

I partiti tradizionali hanno le risposte sbagliate per il nostro Paese; il comico genovese non le ha e questo fa meno paura agli italiani rispetto alla "storica" politica. Grillo non sa come risolvere i problemi economici e come regolare in maniera sostenibile il mercato del lavoro; i consensi però crescono ed i "grillini" aumentano esponenzialmente. In realtà i militanti del Movimento 5 Stelle vanno distinti da Grillo. Il secondo è infatti un testimonial, un "tramite" dei primi che coniugano ideali e pragmatismo. Grillo è il marketing del Movimento.